Il paese delle terre d’Oltremare

Il viaggio, sonoro e visivo, sulle tracce del nonno scomparso in Libia, strutturato come una missione esplorativa sul posto, spinto dal desiderio dell’altro/altrove e dalla meraviglia, irrompe in un archivio di memorie private e pubbliche, aprendo al contesto più ampio della formazione culturale del pensiero Coloniale dell’Occidente e alle sue persistenze.

La ricerca si è avvalsa durante gli anni, nelle sue varie uscite e presentazioni pubbliche, della collaborazione di diversi teorici, artisti, pensatori.
Tra le istituzioni e realtà già coinvolte: CSPG Centro Studi Postcoloniali e di Genere, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”; Parco Archeologico di Paestum; M.A.M. – Matri-Archivio del Mediterraneo; FCRC – Film Commission Regione Campania; AMM – Archivio Memorie Migranti (read more).

Visualizzo il percorso che mi ha portato, a partire dal 2011, anno delle primavere arabe e della ri-velazione del contenuto di due lettere di mio nonno, datate Cirenaica 1940, ad esplorare le vestigia” della coscienza coloniale e post-coloniale.
Questo percorso è IL PAESE DELLE TERRE D’OLTREMARE, un progetto artistico che in un’ottica processuale, intreccia echi, suoni, oggetti e tracce, dotati del potere favoloso di aprire mondi nascosti, scomparsi o solo  immaginati: tracce e segni materiali, fatti e manufatti; parole e suoni sopravvissuti nei racconti, nelle memorie familiari private e nella lingua; suoni e parole di produzioni canore e musicali connesse alle vicende d’Oltremare; istituzioni e costruzioni, intese come edifici e ‘impianti’ vegetali di semi e specie aliene (Mostra d’Oltremare), ‘archivi’ fondati per sostenere l’impianto culturale ed economico dell’Impero.

La ricerca è centrata su Napoli, città che, negli anni in cui l’epopea dell’Impero coloniale italiano giunse al culmine, era porto di imbarco per le colonie; sede dell’Istituto Universitario L’Orientale, che formava funzionari “coloniali”; sede della Mostra Triennale delle Terre d’Oltremare (oggi “MOSTRA D’OLTREMARE S.p.A.”) che è il luogo su cui e da cui converge il progetto. Napoli era destinata a divenire la sede del Ministero delle Colonie, ovvero la capitale ufficiale di quel Sud Mediterraneo dove tutti i paesi del Nord avevano da tempo appuntato la bandierina coloniale. In un disegno coerente, in cui, facendo riferimento alle letture della vicenda unitaria come primo episodio della politica coloniale del regno sabaudo/italiano, la città era stata la prima capitale colonizzata e l’avamposto per chiudere il ciclo con la conquista della Quarta Sponda del Mediterraneo e di un Viceregno delle Tre Sicilie (questa è la mia visione poetica e fantapolitica). La guerra, la sconfitta, la fine e la condanna ideologica, morale e politica del regime fascista hanno motivato e nutrito la rimozione, sul piano individuale e collettivo, di tutto quello che riguardava quegli anni, compresa la vicenda delle colonie.

Nel 2020, tra maggio e giugno, ricorrono 80 anni dall’apertura e chiusura del complesso espositivo e 80 anni dall’innesco, proprio nella Libia italiana, della Seconda Guerra Mondiale. La conclusione della ricerca, entro il 2020, prevede un progetto espositivo ed editoriale, accompagnato da un evento performativo di presentazione, da incontri, lectures e proiezioni e contempla anche la chiusura di un film a cui si sta lavorando attualmente, opera a quattro mani di Alessandra Cianelli e Christopher Thomson.

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