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Gli archivi del futuro e lo spiazzamento del presente

Discorso sulla necessità (della pratica metodologica del riposizionamento nella ricerca esplorativa) di un archivio. Aprire e/o chiudere.

Gli sguardi amorosi riaprono gli occhi dei dormienti chiusi dal passato insolente (video)

L’adozione, programmatica, di una metodologia di ricerca artistica, la collaborazione con studiosi di differenti ambiti disciplinari e con altri artisti, determina la possibilità e la necessità di un’interrogazione ininterrotta sul senso e sull’utilità attuale degli archivi stessi.
Una interrogazione sul senso dell’archivio è in senso più vasto e più sottile un discorso sulla memoria a tutti i livelli. Come artista indipendente, con gli amici ‘’scolari ‘’ e docenti del CSPG e quanti altri invitati a partecipare, iniziamo dalla pratica artistica con l’intento di irrompere, provocare o evocare l’Archivio, non di raccogliere e mettere insieme, per tentare di eluderne la natura mortuaria e monumentale. Il digitale, la rete, la dimensione 2.0, hanno facilitato l’emersione e l’accesso potenziale a un numero illimitato di archivi, ma ogni singolo frammento di questo ARCHIVIO venuto alla luce è condannato contestualmente a scomparire nell’oblio della rete.
La pratica di sperimentazione è non solo nella modalità di apertura, irruzione nell’archivio, ma anche nella strutturazione di un archivio potenzialmente, possibilmente, se ci riusciamo, diverso.
Tentiamo di provocare una teoria che si sprigiona dalla pratica.

Dov’è l’archivio? Quale Archivio? A cosa serve l’archivio?

Che senso ha raccogliere pezzi di archivio?
 1, 2 o migliaia di lettere del Nonno Coloniale fanno la differenza?
In che modo confrontano la Storia?
 Altre storie? Archivi analogici e/o digitali?
Costruiamo il Museo delle Lettere del Nonno poi chiamiamo gli artisti a usare quelle lettere per legittimare il Museo, consacrare l’archivio e ridonarlo al Rigor Mortis della Storia e del Monumento: l’Arte torna ad essere decorativa, gli artisti cortigiani.
Lanciamo queste enormi quantità di memorie affettive, piccole e grandi variabili della Storia, nel mare indifferente della rete, restituendole all’opacità dell’ininterrotta esposizione e alimentando – forse- l’ulteriore inquinamento o sovraccarico o marasma del sistema mnemonico digitale collettivo.
Ne favoriamo la morte, o comunque non ne favoriamo la vita, nel senso di partecipazione alla vita, rischiamo di escluderli dalla produzione di senso collettivo della vita per la vita.
Non che non sia importante tirare fuori le storie a cospetto della Storia, o i Documenti che fanno la Storia.
Il sovraccarico o inquinamento sollecita inevitabilmente la necessità di una ecologia dell’archivio. Agiamo, se possiamo con umiltà, in omaggio a un’ecologia della mente prima di tutto, da artefici artisti, da umani politici.

L’apertura dell’archivio è la performance dell’apertura dell’archivio prima di tutto.

Quello che resta è cenere che può senza danni riaffondare sia nel mare digitale sia nelle profondità della memoria individuale, elaborato, digerito.
Nel sistema digestivo, come nell’offerta sacrificale, il fulcro del processo è la combustione che trasforma, nutre ed elimina quello che non serve: in questo modo la pratica dell’Archivio può nutrire il futuro.
Le pratiche artistiche e politiche in questo momento si intersecano, si s-cambiano e a volte coincidono.
La pratica di oggi non è quella di ieri e non sarà quella di domani.
 La caffettiera non si pulisce una volta per tutte, ma ogni giorno, il caffè è ogni giorno diverso. La teoria è di per se stessa una volta per tutte, costruita con le parole che, usate e abusate, perdono senso e si cristallizzano nella forma visiva della scrittura o nella forma del suono, staccata dal significato originario. Ma se si rompe la forma le parole possono essere il mezzo per il recupero del significato che le ha sprigionate.
Le teorie potrebbero essere un altro aspetto delle pratiche e viceversa, praticamente la stessa cosa, in un’altra forma.
La pratica ininterrotta della provocazione e della rottura della forma, e la sua incessante quotidiana umile ri-costruzione sempre diversa, potrebbe provocare la procreazione di una tecnologia della conoscenza che si muove ad un altro livello, quello dell’attenzione ininterrotta al fare (pensiero, parola, segno, gesto, suono, respiro ecc. ):
 forse così potrebbe emergere solo il necessario.
Frammenti di Archivio che riagiti nel presente diventano evidenti per quello che è necessario e sufficiente a rimettere in circolo passato e futuro.
L’uso della Meraviglia e dello Spiazzamento, tecnologie proprie delle pratiche artistiche e del gioco infantile, consentono di entrare, percorrere, sperimentare e immaginare spazi e tempi, mentali e materiali, altrimenti (quasi) inaccessibili.

Alessandra Cianelli ©2012- 2014

Gli archivi del futuro_conversazione con Stefano Roveda

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